LA STORIA
La tradizione ricorda che il monastero fu fondato da san Mauro, discepolo di san Benedetto, ma sicuramente non è così. Quello che risulta dai documenti conservati è che il monastero conversanese nacque come dipendenza di quello di Montecassino intorno alla metà del X secolo, avviandosi ben presto a vita florida.
Con l'arrivo del Normanni nell'Italia meridionale, la città di Conversano per la sua posizione strategica, fu eretta a contea dal conte Goffredo, il quale intorno al 1098 donò al monastero di San Benedetto vari diritti fiscali ed anche la giurisdizione feudale sugli abitanti del villaggio di Castellano. Egli donò pure al monastero il territorio circostante il villaggio.
Non sappiamo quando fu concessa all'abate conversanese anche la giurisdizione vescovile su Castellano, ma due bolle di papa Pasquale II del 1110 e 1117 esentano il monastero dalla giurisdizione del vescovo di Conversano, esenzione poi confermata solennemente da papa Alessandro IV nel 1258.
Durante le vicende che seguirono la morte di Manfredi e quindi di Corradino, il monastero fu abbandonato dai suoi monaci. Poichè erano approdate a Brindisi un gruppo di monache con la loro badessa Dametta provenienti dal monastero di Santa Maria "de Viridario" a Methoni, in Peloponneso, queste furono nel 1266 immesse nel possesso del monastero conversanese dal vescovo di Albano, legato papale, in quel momento a Brindisi, tramite il vescovo di Polignano Bartolomeo. Egli concesse a Dametta tutti i diritti dei quali godevano gli abati, compresa la giurisdizione vescovile, confermata poi da una bolla di papa Gregorio X. Nacque così quello che fu definito "Monstrum Apuliae", ossia stupore di Puglia per il fatto che una donna esercitava poteri vescovili, poteri che durarono ininterrottamente fino al 2 maggio 1810, quando con una decisione arbitraria di Gioacchino Murat re di Napoli, la giurisdizione vescovile fu trasferita al vescovo di Conversano.
Le insegne di tale potere, la mitra e il pastorale, non sappiamo se inizialmente venivano indossate dalla badessa; in tempi relativamente più recenti (XVI-XVII secolo) esse venivano esposte sull'altare in occasione di cerimonie religiose o collocate al lato del trono badessale in occasione della cerimonia del baciamani dovuto alla badessa in occasione della elezione, a Natale, a Pasqua e nel caso fosse morta durante munere.
Il complesso monastico
L'altare maggiore in marmi commessi contiene una tela di Paolo Finoglio che raffigura san Benedetto e san Biagio in estasi. I due altari laterali progettati dall'architetto Sante Simone contengono due tele del pittore Lotti: la Madonna del Rosario e Pier l'eremita che predica la prima Crociata.
In una cripta che ha accesso dalla chiesa, tomba per secoli degli Acquaviva d'Aragona conti di Conversano, furono deposti anche Giangirolamo II (1603-1665) (il preteso Guercio di Puglia) e sua Moglie Isabella Filomarino (?-1679).
Il campanile esterno, opera di ispirazione borrominiana, reca sulla facciata l'iscrizione "Monasterium Sancti Benedicti Ordinis Cistercensis Santae Sedi Apostolice immediate subiectum" e tre stemmi: quello del papa Alessandro VII Chigi della Rovere, quello del monastero e quello dei conti di Conversano con al punto d'onore quello di Isabella Filomarino.
Le badesse si opposero alla sopraelevazione di quello della cattedrale poichè temevano che da quello si potesse vedere all'interno del loro monastero: la cella del campanile era infatti destinata a carcere dei preti!
Il campanile interno è invece rimasto quello di epoca romanica, coevo alla costruzione della chiesa, all'epoca del conte Goffredo (fine dell'XI secolo).
nota a cura di Antonio Fanizzi
puoi visualizzare qui gli articoli su San Benedetto pubblicato sulla rivista:
LIDEA: il tuo amico di carta - Monstrum Apuliae - febbraio 2015