IL TESORO DI SAN BENEDETTO
Della lunga storia e del complesso patrimoniale che hanno costituito l'essenza dell'istituto monastico benedettino di Conversano sopravvive oggi un vasto edificio dalla composita articolazione e una significativa traccia nelle fonti d'archivio, nelle opere pittoriche e scultoree, nell'arredo cultuale, negli oggetti preziosi accumulati nei secoli, nelle masserie e nei possedimenti urbani ed extra urbani.
Ma ciò che meglio di qualsiasi oggetto può rappresentare la vita del monastero e le attività che in esso venivano svolte e il luogo stesso in cui verrà ospitata la mostra: il monastero e la chiesa di San Benedetto. L'articolata sequenza degli ambienti che si vuol far percorrere al visitatore è essa stessa 'monumento' e 'documento' della propria storia. La mostra intende disvelare, infatti, agli occhi del visitatore, con un adeguato e moderno apparato didattico, la magnificenza di un luogo che ha segnato la vita di una città e di un territorio ricco e fecondo.
La mostra, dunque, mirerà a conseguire un duplice obiettivo: aprire e rendere accessibili gli spazi e gli ambienti del complesso architettonico, mostrare la ricchezza e la varietà degli arredi e delle opere d'arte anche nella loro collocazione originaria dove questo sarà possibile. Il percorso si svilupperà su due livelli nei suggestivi ambienti della chiesa e del monastero: cripta, chiostri, saloni, volte, soffitti dipinti, resti archeologici, mosaici, cori lignei, stanze auliche e di vita quotidiana, celle delle badesse e delle suore. Da ogni finestra il visitatore potrà scoprire scorci inediti e particolari architettonici non comuni: cupole maiolicate, fregi, capitelli, tracce di storia scolpite nella pietra, viste a perdita d'occhio sulle campagne circostanti. Il fascino dell'architettura farà da cornice agli oggetti esposti.
Per altro verso, le sezioni della mostra coglieranno, accanto agli aspetti più significativi del potere e della ricchezza del Monstrum Apuliae, anche gli aspetti ordinari e quotidiani della vita monastica. Accanto ai nomi di antichi dominatori e di alti ecclesiastici sfilerà una fitta serie di abili abati e di monaci operosi; insieme ai nomi nobili e altisonanti delle badesse e dei loro casati, si cercherà di dare voce anche a tutte quelle donne che, per secoli e tra quelle mura, hanno speso la loro vita nella preghiera e nelle faccende quotidiane. Mondo aulico e semplicità di vita saranno richiamati attraverso i tanti documenti giunti fino a noi.
Per questo, si farà ricorso ad un accurato apparato espositivo che riservi particolare attenzione agli aspetti didattici e della comunicazione. Attraverso l'utilizzo di quanto le tecnologie informatiche ci mettono a disposizione, si cercherà di dare al visitatore, in tutti i momenti del percorso, il necessario supporto scientifico e informativo per la corretta comprensione di ciò che ha di fronte: dalla lettura dell'organismo architettonico ai più minuti gioielli; dai documenti d'archivio al culto dei santi; dalle mappe dei possedimenti fondiari ai restauri moderni; dagli abiti sacri alle opere pittoriche, fino agli aspetti più intimi della vita quotidiana.
Il visitatore sarà accompagnato lungo il millenario percorso di vita del monastero da una linea cronologica su cui saranno indicati tutti gli eventi, scanditi in successione, con i necessari approfondimenti per quelli più significativi. Pannelli, maquettes, ricostruzioni virtuali, proiezioni video, brani di musica sacra e profana si alterneranno a vetrine, teche, dipinti e sculture. Interlocutore privilegiato di questo evento sarà il mondo scolastico, a cui ci si rivolgerà con soluzioni didattiche adeguate a soddisfare le curiosità dei visitatori più giovani.
È la sezione più corposa e costituisce le basi dell'itinerario complessivo della mostra, sviluppandosi attraverso episodi dislocati in circa un millennio di storia. Questa sezione offre perciò i rimandi a tutte le altre che compongono il percorso della esposizione.
Itinerario Storico
Il monastero di San Benedetto in Conversano occupava fisicamente uno spazio eminente ed importante nella città medievale, arroccata sulla collina, difesa dal castello comitale e nobilitata dalla sede vescovile.
Alla città e a molta parte del territorio pugliese il monastero legò la sua storia, per le forti relazioni con il potere normanno e svevo, per il suo rapporto diretto con la sede pontificia romana, per la particolarità delle sue prerogative feudali e spirituali, per l'ampio intreccio con le strutture produttive del territorio e per il peso economico dei suoi ampi possedimenti. Tutto questo rimase inalterato anche nel passaggio, avvenuto nel 1266, dai frati benedettini alle monache cistercensi, che proseguirono ed amplificarono il ruolo del "monastero nullius", cioè esente dalla giurisdizione episcopale.
Le badesse "mitrate", che si giovarono della mitra e del pastorale quali simboli del proprio potere, portarono fino alle soglie della modernità le loro prerogative: respinsero, infatti, grazie alle concessioni papali e ai riconoscimenti regi che avevano acquisito nei secoli, sia le pretese di ingerenza dei vescovi locali e sia i tentativi degli ecclesiastici di Castellana (terra che dipendeva dal potere feudale del monastero) di sottrarsi ai diritti riconosciuti dalle leggi e dalle consuetudini. Inoltre, il monastero, da quando del XVI secolo aprì le porte claustrali alle figlie dei conti Acquaviva d'Aragona di Conversano, non solo riservò i propri ambienti comunitari aIle famiglie aristocratiche, ma produsse intense trasformazioni nel complesso architettonico. La committenza artistica delle badesse di casa Acquaviva, infatti, diede alla chiesa una veste barocca di alta qualità e alla sede monastica una imponente monumentalità.
Questo Monstrum Apuliae (come lo chiamarono gli storici ottocenteschi) chiuse la sua gloriosa vicenda nel 1810, con la soppressione decisa dal Gioacchino Murat. Tuttavia la comunità benedettina proseguì la sua vita per molti decenni ancora, giungendo ricca e produttiva fino alla seconda soppressione avvenuta dopo la formazione dello Stato unitario.
Per il ricco patrimonio d'arte ancora oggi presente nel San Benedetto di Conversano e per il preziosissimo archivio storico che esso conserva, non solo la città ma tanta parte del Meridione trovano occasioni per ripercorrere e approfondire le vicende storiche e il gusto artistico di un intero millennio.
Arte ed Architettura
Non è facile sintetizzare in una mostra i più di mille anni di vita di un monumento come il Monstrum Apuliae. Un luogo così ricco di storia lascia inevitabilmente dietro di sè una grande produzione di opere d'arte e un complesso architettonico ampio e articolato.
Del primo nucleo del cenobio benedettino rimangono le poche tracce conservate nella cripta. Su di essa fu edificata la chiesa medievale con il chiostro e il refettorio. Tutti spazi, questi, fortemente rimaneggiati nel corso dei secoli. Ma è dalla fine del XVI secolo che iniziano le più radicali trasformazioni e gli ampliamenti del complesso monastico, a partire dalla realizzazione nel 1605 del nuovo chiostro. Quei lavori sono forieri dei nuovi linguaggi dell'architettura e dell'arte. Il rinascimento e, successivamente, il barocco lasciano traccia di sé nei portali esterni e soprattutto all'interno della chiesa, che si arricchisce di stucchi, di opere pittoriche e scultoree di grande pregio come i grandi altari barocchi in legno dorato con dipinti di Paolo Finoglio, Carlo Rosa, Nicola Gliri.
Il cenobio benedettino conversanese, grazie soprattutto alle ricche e colte committenze delle badesse di casa Acquaviva e di quelle provenienti dalle più nobili famiglie di Terra di Bari, ha prodotto tra Seicento e Settecento un patrimonio artistico e cultuale di straordinaria bellezza. Non tutto è giunto fino a noi, ma quello che oggi possiamo ancora ammirare ci dà una idea della ricchezza e della magnificenza del monastero.
Restauri e trasformazioni
La presenza di un "tesoro", secondo le indicazioni rinvenute in un manoscritto seicentesco, dà l'occasione, nel 1906, per mettere in luce il valore artistico dell'antico monastero. Le operazioni di ricerca, autorizzate dal Ministero della pubblica istruzione e svolte sotto la supervisione dell'ispettore ai Monumenti e Scavi, Angelo Pantaleo, hanno esito negativo. Tuttavia, a seguito dell'episodio, il Ministero ne dispone l'iscrizione nell'elenco degli edifici monumentali.
Il complesso, ceduto al Comune nel 1913, è oggetto nel corso del XX secolo di ripetuti interventi di restauro e di adeguamento funzionale, prima in scuola e poi in museo. Significativi sono i restauri di "ripristino" del 1929-30 nel chiostro medievale, a cura della Provincia, e quelli degli anni '50 e '60, condotti sotto la supervisione del soprintendente Franco Schettini.
Attualmente sono in corso due impegnativi interventi che riguardano la chiesa e alcuni ambienti del monastero: il primo interessa alcuni altari barocchi seriamente danneggiati da parassiti del legno e il secondo riguarderà un'ampia parte dell'ala nord-orientale del primo piano, destinata ad accogliere l'Archivio comunale.
Ori e argenti
Il tesoro votivo della Madonna del Rosario annovera un nucleo inedito di gioielli cli straordinario valore artistico. Il pregio di ciascun oggetto risiede nella qualità della fattura e nel valore delle pietre di cui sono tempestati, ma anche nelle molteplici vicende storiche che sottendono la loro commissione e l'offerta come doni votivi. Molti gioielli hanno, infatti, la funzione primaria di ornamenti femminili, complemento prezioso di vesti sontuose, ma sono stati donati
come pegno di devozione a corredo della statua della Madonna del Rosario venerata in San Benedetto. Altri oggetti hanno un carattere più schiettamente devozionale, ma non minor pregio. Documentano questi ultimi le relazioni fra il culto rosariano praticato a Conversano e le pratiche religiose svolte nella capitale della Cristianità.
In questo contesto non mancano gli argenti, la cui collezione è principalmente di produzione napoletana compresa fra il XVII e il XIX secolo. Nella raccolta, oltre ai consueti argenti liturgici, sono presenti episodi legati alle cerimonie solenni, alla venerazione delle reliquie e alla vita interna del monastero. Questi oggetti rispecchiano l'inclinazione culturale delle badesse mitrate e di tutte le religiose del cenobio.
Abiti, tessuti e ricami
Il nucleo tessile, interessante per il suo valore fortemente simbolico (mitra, guanti liturgici, stendardo processionale, arredi del trono badessale), liturgico (paramenti sacri) e devo-zionale (veste della Madonna del Rosario), si colloca fra i secoli XVI-XIX. Di ottima qualità sono i tessuti serici dei paramenti, dai damaschi ai vari esemplari broccati di originaria destinazione abbigliamentaria, ai singolari taffetas stampati, tutti nei colori di fondo imposti dall'osservanza dei tempi liturgici.
Pregiati per disegno ed esecuzione i settecenteschi ricami in oro e seta di alcuni paramenti della splendida veste della Vergine, certamente una delle più preziose tra quelle esaminate in Puglia.
Straordinario documento si rivela poi, per la complessità del progetto iconografico, pensato come esplicita dichiarazione identitaria, la ottocentesca bordura d'altare alla quale le badesse affidavano la memoria del prestigio e dei loro secolari privilegi, non potendo più rivendicare il diritto agli stessi.
Grazie ad una serie di mappe, finora inedite, redatte agli inizi dell'800, possiamo farci un'idea dell'estensione delle numerose proprietà del monastero. Beni che non si limitano al solo territorio di Conversano ma ricadono anche in quelli di Turi, Rutigliano, Castellaneta, Monopoli, Alberobello, Noci, Mottola, Martina Franca.
I disegni dei grandi "tenimenti", redatti dagli agrimensori, riportano le diverse colture, le aree boschive e a pascolo, gli elementi naturali e gli immobili destinati alla lavorazione e alla trasformazione dei prodotti della terra, come le masserie, gli jazzi, i palmenti. Alle notazioni grafiche riguardanti gli oltre 4100 "tomoli" di terre sono aggiunte, al margine delle tavole, anche informazioni sul numero dei capi di bestiame presenti in quei possedimenti e la quantità di prodotti che da esse era possibile ricavare.
Un'ultima riflessione va fatta sulla qualità grafica di queste tavole, dai delicati tratti acquerellati, in cui sono riportate con minuziosità e grande cura le strade, i pozzi, le cisterne e gli edifici disegnati in pianta.
Vita quotidiana
Come si svolgeva la vita all'interno di un monastero di monache cistercensi, quali erano le attività quotidiane, quali i rapporti con l'esterno, chi gestiva le proprietà e le grandi masserie sparse nel territorio, chi preparava i pasti consumati nel grande refettorio sotto il pulpito incastonato nella muratura? Queste le domande che si affacciano alla mente di chi si aggira oggi tra gli ambienti vuoti in cui, un tempo, fervevano attività di ogni genere.
Un microcosmo in cui le badesse, monache gentildonne, erano intente a custodire gelosamente gli antichi privilegi e a curare la corrispondenza, mentre le monache 'deputate' aggiornavano i registri contabili di "esiti ed introiti". Le educande e le novizie leggevano libri di storie edificanti alla ricerca di un'improbabile vita di perfezione e le coriste, accompagnate dall'organo, con voci celestiali innalzavano al cielo le lodi del Signore. Altre monache, con preziosi filati, inghirlandavano il bisso di meravigliosi ricami per farne tovaglie d'altare, mentre a preparare i 'maccaroni' fatti a mano, a spennare i pollastri, a cuocere i legumi nelle 'pignatte' ci pensavano le converse.
Hortus Conclusus
Il mondo in un recinto, questo è l'hortus conclusus. Uno spazio mentale e fisico che ci riporta all'idea di claustrum, di chiostro.
Un luogo dove la vita di uomini e donne votati alla preghiera, per convinzione o per costrizione, ha trovato il proprio spazio di libertà. Un luogo all'interno del quale occhi e mente si librano verso l'alto alla ricerca di un altrove e di un orizzonte che si dilati all'infinito. Un luogo dove sostare e ripararsi dai rigori del freddo o dalle opprimenti calure.
Un luogo dove, su esili colonnine, eleganti Capitelli con figure di animali fantastici, forgiati da mani di esperti scalpellini, hanno visto passeggiare, meditare e pregare generazioni di monaci prima e di monache dopo.
Un luogo dove pazienti monaci ed esperte monache hanno curato e accudito con amore le piante officinali per lenire i malanni del corpo e le spezie profumate per preparare i pasti frugali quotidiani o i gustosi manicaretti per le feste comandate.
Un luogo dove uno strano capitello su cui è scolpito un labirinto ricorda a chi lo guarda la tortuosità della strada verso la salvezza e il perdono.
Lex orandi, lex credenti
Da sempre la Chiesa esprime il proprio credo attraverso il culto. Devozione ai santi, apparato liturgico, gesti e simboli durante i riti particolari concorrono quindi a delineare la fisionomia di una comunità regolare.
Particolarmente significativo è il rito della monacazione in uso nel monastero di San Benedetto. Nel corso della raffinata cerimonia, minuziosamente descritta nei documenti, si susseguono i temi dell'intervento dello Spirito Santo (canto del Veni creator Spiritus) , dello sposalizio con Cristo (corona, velo, anello), dell'obbedienza (bacio alla mano della badessa), della rinuncia alla vanità (taglio dei capelli), del rifiuto della vita mondana (cambio dell'abito e del nome), della integrazione nella nuova famiglia radunata in preghiera attorno all'unico Dio (intonazione del Te Deum). Altrettanto importante è, a partire dal 1572, l'apporto della confraternita laicale del Rosario, i cui membri sono regolarmente impegnati nella solennizza-zione delle sette festività mariane e nella recita dell'officio della beatissima Vergine.
Per ragioni storiche l'unico luogo in cui le donne hanno potuto esprimersi appieno anche nel settore musicale è stato, per Conversano, il monastero di San Benedetto. Risalgono al Settecento i primi riferimenti documentati all'attività di maestre di cappella ammesse nel monastero a piazza franca, ossia senza esborso della retta,che in virtù delle conoscenze musicali acquisite durante lo stato laicale insegnavano con competenza alle monache coriste tanto la musica vocale che quella strumentale. Ancora più interessante è, già a partire dal XVI secolo, il fenomeno della commissione e realizzazione degli organi monacali nella chiesa annessa al monastero. Si tratta di strumenti concepiti con una particolare caratteristica costruttiva rispondente alla necessità di rispettare gli spazi claustrali: delle due tastiere, in asse e meccanicamente collegate, una è collocata in clausura e riservata alle monache, l'altra è esterna e destinata ai musicisti secolari. Ancora oggi sopravvive in cantoria l'organo realizzato nel 1856 da Giuseppe Toselli adottando tale accorgimento tecnico.
Scripta manent
È possibile ripercorrere in tanta parte e per aspetti diversi la lunga vita del monastero e della sua comunità attraverso il ricchissimo patrimonio documentario, gelosamente custodito, utilizzato e tutelato nel tempo dai monaci e dalle suore, ed oggi a disposizione degli studiosi nell'Archivio Diocesano di Conversano. Si tratta di un vasto fondo documentario, in cui centinaia di pergamene e migliaia di fascicoli cartacei parlano di concessioni, di vendite e acquisti, di contratti e lavori, di produzioni e committenze, di liti e vertenze giuridiche, e di tutto quel complesso di ordinamenti che regolava la quotidiana vita claustrale. E così, nel linguaggio dell'epoca, secondo le formule di notai, di ecclesiastici e di economi, una schiera di importanti personaggi (papi, conti, re, abati, vescovi, cardinali) ed una folla di artigiani, contadini, pastori, massari ed ecclesiastici di ogni grado tornano a raccontare pezzi di storia e scene di vita vissuta.
Una sfilata che comincia prima del Mille e percorre i secoli fino al pieno Ottocento.
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LIDEA: il tuo amico di carta - Monstrum Apuliae - febbraio 2015